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Storia di un legame di fascia

Associazione Millemamme

"Nell’abbraccio – ciò che è stato spigolo, linea interrotta, groviglio – diventa di nuovo, come per miracolo, cerchio perfetto." (tratto dal web)

Dall'ambiente uterino a... 

Apro gli occhi.

Prima ero stretto stretto nel “guscio” e per ogni mio movimento avevo una risposta immediata delle sue pareti circostanti, strusciavo-sfioravo-spingevo con le mani e le gambe, calciavo con i piedini, nuotavo. Il mio guscio mi massaggiava, mi parlava. Attraverso questa comunicazione ero stimolato costantemente, ora i miei arti scattano all’improvviso e io mi spavento. Mi sembra di cadere nel vuoto.   

Sentivo tanti rumori ma il mio preferito era questo “tutun tutun” costante giorno e notte e avevo imparato alla perfezione il suo ritmo cadenzato.  Saprei riconoscerlo tra mille. Sentivo una voce, per me quella voce era una melodia, che mi calmava, mi accompagnava al dolce sonno. Ora c’è il silenzio totale e trovo questo silenzio assordante!

Vedevo le varie sfumature di luce che si insinuavano attraverso le pareti del mio guscio. Erano tenui e calde come il liquido in cui nuotavo. Ora c’è un fascio di luce freddo e forte e mi fa male agli occhi.

Per di più ho fame, una sensazione orribile mai provata prima! Sento che mi manca un pezzo, quella parte di me che riconoscevo. Quando finirà questo strazio? Provo a fare un vagito, vediamo che accade…

Legàmi di fascia

Sento dei rumori e mi sento sollevare da dove sono posto. Dapprima sono spaventato e apro le mani e chiudo i pugnetti come per aggrapparmi ma poi sento la mia pancia poggiata su una superficie calda…ma è la stessa del guscio! Riconosco quel battito e la vibrazione di quella voce, l’odore del mare in cui ho nuotato, sento che non cado più, sono sostenuto. Bevo il liquido caldo e tutto sembra tornare al suo posto.

Ora vengo avvolto in un materiale morbido, questo mi avvicina ancora di più al ricordo di me stesso quando ero ancora intatto. Sento la sua carezza sul mio corpo. Sento l’altra parte di me che mi richiama a sé, tirando di qua e tirando là mi accomoda in questa amaca ondeggiante, le mie gambine si posizionano comodamente a ranocchietta come erano nel guscio. Ora se spingo trovo subito la morbidezza avvolgente dell’altra parte di me, quella che tanto mi era mancata e in questo scambio vitale gioisco. Sento il calore che dal suo petto emana. Mi sento contenuto, trasportato, sostenuto.

Improvvisamente il movimento. Mi ricorda la cadenza di quello nell’altro posto. La sua ritmicità mi accompagna dolcemente nel mondo dei sogni.

Sono di nuovo tutt’uno, sono di nuovo intero!  

Nastasia Morin

Consulente Babywearing School


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