La buona madre: tra sonno e realtà

La buona madre: tra sonno e realtà

La buona madre: tra sonno e realtà

Mi è capitato di leggere, ultimamente e non, articoli e post che condannano e smentiscono i metodi proposti alle madri per "regolare "il sonno dei loro figli.
Sento di dover dire la mia su questo tema, sarà che di sonno ho sofferto cosi tanto da arrivare ad avere allucinazioni, seppur sia durata poco, per fortuna, in confronto a tante donne che stoicamente lo perdono per anni.
Mi sembra che il focus sia sfatare i miti inerenti la validità di questi metodi, la loro efficacia, le loro conseguenze sulla salute psicofisica del bambino.
Avrei tanto da raccontare e condividere a riguardo e, senza alcuna presunzione, penso di poterne parlare con cognizione di causa.

Credo che l'unico vero mito da sfatare è che la mamma non sappia quanto sia doloroso per il suo bambino starle lontano quando ne ha bisogno.

Forse non tutte si chiederanno che ripercussioni questo possa avere sul loro rapporto, piuttosto che sull'approccio del proprio figlio alla richiesta di aiuto nella sua vita. Ciò che invece sarà loro molto chiaro è la morsa allo stomaco che avvertiranno ogni volta che sentiranno il proprio bambino piangere, strillare per ore o anche solo per qualche minuto.

La verità è che non gli serve affatto che qualcuno spieghi loro che a quel richiamo, a quella implorazione, la risposta migliore è l'abbraccio, il contatto. Non serve loro perché è scritto nella natura, è una reazione istintiva, anche quando è faticosa. La voce del proprio figlio è un richiamo calibrato su ogni singola diade, la sua tonalità è sintonizzata su quella della madre, non di una madre qualunque ma proprio la sua! Il pianto, le grida sono strumenti d'eccellenza da sempre per tenere lontani i pericoli e invitare ad accorrere velocemente, istantaneamente: è scritto nei nostri geni da millenni, sarebbe assurdo pensare che una donna possa inibire tutto questo retaggio solo perché ha letto un libro più o meno convincente di uno sconosciuto. Come sempre il problema riguarda la domanda che ci si pone. 

Cosa mai potrà spingere una mamma a sfidare la sua stessa natura?

Cosa davvero avrà la forza di convincerla ad andare oltre l'irresistibile richiamo di suo figlio che le chiede di aiutarlo ad allontanare i pericoli che sente cosi minacciosi per la sua sopravvivenza? L'assenza di accudimento per il piccolo è certamente presagio di morte.

Proviamo a chiedere alle donne, qualsiasi donna, informata e non, istruita o completamente ignara, se hanno contezza di cosa il proprio figlio stia chiedendo quando urla da solo nella sua cameretta, abbiamo il coraggio di chiederle di mettersi nei suoi panni e di dirci quale emozione percepisce, se proprio abbiamo bisogno di raccontarci che non sappia rispondere, che non se lo sia chiesto, che non lo avverta chiaramente, che necessita delle nostre illuminate spiegazioni!

I testi sottoposti all'Inquisizione hanno successo in proporzione al fallimento della presa in carico della donna che diventa madre.

Hanno tanto più successo quanto poco sia il tempo a lei dedicato, quanto poco sia l'ascolto, la cura e la comprensione che siamo disposti ad offrirle.
Così le togliamo dalle mani Estivill (giusto per citarne uno) e le mettiamo nelle mani Winnicott (per esempio) o peggio ancora le nostre buone conoscenze, frutto di anni di studio o di seminari sui bisogni del bambino e della mamma. In pratica, con un abile gioco delle tre carte, le diciamo di cavarsela da sé.
Quelle parole, quelle conoscenze, quelle informazioni non hanno il benché minimo valore se poi la sera, in quella casa, sono solo in due, se poi la mattina il sole sorge ma il giorno e la notte non esistono più, si barattano facilmente senza mai trarne beneficio.

Continuiamo a chiedere alle madri di ragionare, di trovare soluzioni adeguate, di valutare rischi e benefici quando la dimensione che vivono è quella della sopravvivenza propria e del proprio figlio.

Lo so, è sconvolgente, ma a volte si trovano a garantirgliela proprio così, con uno strappo, con una negazione, con un dolore immenso dell'uno e dell'altra, semplicemente per amore, per quell'amore che così poco ricevono ma che sanno ancora dare, loro, salvando il salvabile. No, non è un scelta semplice, non è un scelta comoda e tanto meno una scelta ignorante! A volte l'unica che si rende possibile nelle condizioni in cui si è e nessuno di noi ha il diritto di valutare quanto sia proporzionata al grado di privazione che spinge a farla, soprattutto se la valutazione vuole essere espletata dall'alto della propria casa silenziosa, in pigiama e dopo aver consumato un bel pasto, seduti al tavolo, quattro chiacchiere in famiglia e la giornata è finita. E non ne abbiamo diritto neanche noi dalle case rumorose e piene di richieste, neanche noi che per farli mangiare e andare a letto abbiamo fatto ricorso agli ultimi centesimi di energia della giornata, che se ce l'abbiamo fatta è tutta grazia ricevuta, da chi e per quale merito a volte non ci è dato saperlo, a volte sì e vale la pena ringraziare.
Noi che siamo capaci di avvertire il dolore di una madre che toglie la vita al proprio figlio, che le siamo vicine con il pensiero e con il cuore ma giudichiamo, dietro il velo della divulgazione, chi trova strategie per continuare a sopravvivere, a volte nel vero senso della parola!

Il problema della cultura in cui siamo immersi.

Quello che trovo più grande e inaccettabile, non è esserci allontanati dalla natura, perché sarebbe meno doloroso per molte se ci fossero riuscite, ma pensare che questo sia frutto di superficialità ed ignoranza. Il vero dramma è l'incapacità di vedere oltre, di immergersi, non con la mente, ma con il corpo, con le mani, nella relazione madre - bambino in questa società, oggi, guardarsi intorno ma anche in casa e chiedersi chi sta amando di più e cosa può servire per accrescere e partecipare a quell'amore.
Non è mai solo una questione di costi/benefici... L'amore, quello vero, non funziona così..." fa dei giri immensi e poi ritorna".
Diletta Vecchiarelli
3391565602
Sito Web Mondo Doula
Su Diletta
Mi chiamo Diletta, ho 3 figli, sono una Doula, un'educatrice mestruale e una peer supporter in allattamento. Ho maturato nel tempo, grazie alla mia esperienza di maternità e ai percorsi di crescita personale, il bisogno e il desiderio di incentrare il mio lavoro nel sostegno alle donne. Sperimentando sulla mia pelle la sete di supporto e vicinanza, ho deciso che mi sarei impegnata ad essere per le mamme ciò che avrei voluto per me, perché non si sentissero sole a dover affrontare le grandi sfide della maternità. Ho scelto di continuare il mio percorso esplorando la magia e il potere del femminile per valorizzare, aiutare a riconoscere e restituire a ciascuna donna i suoi infiniti doni. Prima ancora che una professione, la mia, è una missione!

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