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Piange appena lo metto in fascia! Ad ogni problema una soluzione.

Associazione Millemamme

A volte il grande desiderio di portare il proprio bimbo in fascia si scontra con la triste realtà di un bimbo che in fascia proprio non ci vuole stare: piange, strilla, si dimena, si innervosisce! Ci si accorge molto presto che una bellissima fascia e la volontà non sempre bastano per intraprendere questo percorso. Innanzitutto niente panico: non demordere al secondo tentativo non riuscito! Vediamo intanto insieme quali possono essere gli eventuali problemi e le soluzioni ad essi.

Fa troppo caldo! Non possiamo dimenticare che la fascia, per quanto “leggera”, è pur sempre uno strato di tessuto in più, spesso due o tre strati di tessuto aggiuntivo (nel caso di legature a doppio e triplo strato) tanto più che, nel caso della fascia elastica ad esempio, questo non è in materiale naturale (più traspirante) ma spesso contiene una percentuale più o meno alta di materiale sintetico come lo spandex. La soluzione in questo caso può essere semplicemente spogliare il proprio piccolo di uno o due strati di vestiario. Consiglio inoltre di evitare di legare i piccoli con il cappotto addosso. Il volume creato dal cappotto va innanzitutto ad inficiare la legatura e infine crea una situazione di surriscaldamento soprattutto quando si passa dalle temperature esterne a quelle interne.  

La legatura è fatta male ed è scomoda. Non vi è nulla di peggio dell’essere “costretti” in una posizione a noi scomoda! Se la mamma non presta attenzione, se non conosce le basi del portare in fascia rispettando la fisiologia questo è il rischio in cui incorre un bambino! A volte la mamma non lo azzecca la prima volta, non siamo tutte nate imparate (!) e abbiamo solo bisogno di un pochino di pratica ma tenderemo a demotivarci ben presto se il nostro bimbo piangerà appena lo mettiamo addosso. Sono una grande sostenitrice del babywearing praticato da autodidatta ma spesso i tutorial che troviamo sul web sono poco chiari rispetto ad alcuni passaggi nella migliore delle ipotesi, nella peggiore fatti male da persone poco preparate in materia. In questi casi fare una consulenza con una consulente di babywearing può veramente apportare quel valore aggiunto necessario per avere un’esperienza positiva.

Due immagini, una pre e l'altra post consulenza di come si porta un bambino in fascia.

La tutina è stretta. Attenzione alle tutine! Se sono troppo “precise” vanno a stringere le delicate dita dei piedi del bambino quando la sua gamba si piega a ranocchietta. Basta utilizzare un pantalone spezzato oppure usare una tutina di una misura più grande e il gioco è fatto!

Non è il momento giusto! Non sempre è il momento di andare in fascia, eh! A volte il bambino ha fame, ha sete, ha sonno, è irascibile per fatti suoi, è iper stimolato. Non dobbiamo aver fretta di metterlo in fascia, né aver fretta di chiudere la legatura. A volte basta dare il latte, o addormentare il piccolo. Altre volte fare un passo indietro in generale e riprovare più tardi è la cosa migliore che si possa fare.  

Non è la legatura, la posizione o il supporto adatti a lui/lei. “Mio figlia nella fascia elastica non ci vuole più stare. Ha 5 mesi e pesa 8 kg.” Mi viene subito da pensare che una bimba di quel peso si sentirà poco sostenuta in una fascia elastica e che la legatura “triplo sostegno” risulterà troppo contenitiva per lei. A volte è proprio il supporto utilizzato a non essere gradito o la legatura troppo contenitiva che non lascia abbastanza visuale. Utile sarà allora valutare cosa modificare: in primis cerchiamo di capire se il supporto utilizzato non è più adatto o non è ancora adatto; in seguito vedremo se, cambiando la legatura o la posizione le cose migliorano.  

Necessita di tempo per abituarsi. Prendiamo un bimbo di qualche settimana o mese non abituato alla fascia e mettiamocelo dentro...senza preavviso. Improvvisamente egli si sentirà contenuto, non libero di muoversi liberamente, costretto. Tu come la prenderesti? Esatto! Anche io comincerei a dimenarmi e a urlare a più non posso! Mentre i neonati hanno il contatto e il contenimento nella lista dei bisogni primari (eppure non tutti lo accettano!), i bimbi più grandi hanno a volte bisogno di essere avvicinati alla fascia o al marsupio gradualmente. Può aiutare scegliere un momento idoneo per metterli dentro, ad esempio proprio prima della nanna, oppure prima di andare a fare una bella passeggiata in modo che il bambino possa distrarsi e rilassarsi col movimento cadenzato ondulatorio. Se non ti è possibile cerca di camminare o saltellare per casa, cambia stanza. E nel momento della legatura? Distrailo con qualcosa di buono da mangiare, un oggetto sconosciuto, una canzone…Insomma: usa la fantasia! L’importante è scavallare quel momento di nervosismo e poi la strada è tutta in discesa. Questi consigli sono validi anche per quei bimbi che, pure essendo stati portati da sempre, hanno bisogno di un periodo di assestamento e cioè di qualche minuto di nervosismo mentre spingono contro il genitore. In realtà stanno solo cercando di sistemare la loro posizione per abbassare la tensione muscolare interna.

Riconoscere e accettare che alcuni bimbi vanno in fascia solo in alcuni momenti. A volte vorremmo che i nostri figli facessero così o fossero colà! “Sarebbe comodo se lui stesse in fascia anche quando è sveglio!” eh beh, non ci sta? Che ci possiamo fare? Alcuni bimbi in fascia ci stanno solo quando vogliono dormire, altri solo se sono svegli, altri ci stanno per parte della giornata e il resto del tempo non ci vogliono stare. Altri ancora ci passano i primi mesi e poi non ne vogliono più sapere. Sta a noi interpretare il momento giusto e sfruttarlo rinunciando ai momenti non giusti e organizzandoci diversamente. 

Qual è l’impatto di chi porta sul portato? Anche per coloro che vogliono fortemente portare i propri piccoli addosso, non sempre il percorso è rettilineo e privo di impervie. Accudire un bambino vuol dire mettersi in ascolto di se stessi in primis, è un passaggio che dobbiamo fare per sviluppare l’empatia necessaria per fare fronte alle richieste dei nostri piccoli. Portare vuol dire stabilire un contatto che scatena dentro di noi il ricordo, inconscio, del nostro vissuto nei primi mesi di vita. Che tipo di rapporto abbiamo avuto con le nostre figure genitoriali? Siamo stati toccati, maneggiati, tenuti addosso? Le nostre richieste sono state accolte? Triste a dirsi ma, nella cultura del basso contatto degli anni ’70 e ‘80, è molto probabile che la risposta sia “no”. Capire questo ci aiuterà a fare pace con il fatto che, seppure nella teoria conosciamo i benefici del babywearing, nella pratica abbiamo anche noi bisogno di tempo per sentirci a nostro agio in questa nuova dimensione, non solo di portatore ma di genitore in generale. Di contro i nostri piccoli leggono e interpretano alla perfezione i segnali mandati dal nostro corpo, ecco lì che se il segnale sarà di disagio, timore o insofferenza, ci faranno sentire forte e chiaro il loro disappunto.

Nella speranza che questo articolo vi abbia regalato qualche strumento in più, vi auguro buon babywearing! Serve aiuto? Scrivici pure ogni tuo dubbio e saremo felici di aiutarti! 

Nastasia Morin

Consulente di babywearing per l’Ass. Millemamme


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